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Rorschach e ciclo di vita

Mauro Di Lorenzo

Rorschach

L’esperimento di Hermann Rorschach compie nel 2021 esattamente cento anni. Se la pandemia Covid-19 non avesse modificato tempi e luoghi di molte se non tutte le attività umane, durante l’estate appena trascorsa si sarebbe svolto a Ginevra un convegno (il 23esimo) organizzato dalla International Society of the Rorschach & Projective Methods (ISR) in onore di questo centenario. Il Rorschach Centenary Congress (https://rorschachgeneva2021.org) è, per fortuna, soltanto rinviato al 2022. 

Con l’inizio del 2022 uscirà, per le edizioni di Raffaello Cortina, il libro intitolato “Il Rorschach nel ciclo di vita”, che ho avuto l’onore di scrive con Laura Parolin, a cui devo la scelta fatta quasi quindici anni fa di diventare un rorschachista. A circa dieci anni di distanza da quando abbiamo iniziato a collaborare insieme abbiamo iniziato a organizzare i nostri pensieri, le riflessioni raccolte e le sfide affrontate nel nostro utilizzo del Rorschach. La scelta che abbiamo fatto è quindi di raccontare come usiamo il Rorschach Comprehensive System (Exner, 2003; Exner, Erdberg, 2005) nella pratica clinica.

Decidere di utilizzare il Rorschach nella propria pratica clinica comporta una serie di scelte, a partire dalla posizione che manteniamo rispetto al metodo delle macchie di inchiostro. Alcuni clinici ne sono irrimediabilmente attratti, altri lo rifuggono senza possibilità di appello. In parte ciascuno capisce perché lo considera in un certo modo, ma in altrettanta buona parte lo si ama o lo si odia senza riuscirne a spiegare il motivo. Un po’ come accade alle persone che si trovano a rispondere alla domanda “cosa potrebbe essere” di fronte alle dieci tavole di Rorschach.

Dopo aver deciso come chiamarlo, test, tecnica o metodo, ed è necessario partire esattamente da qui perché ciascun termine attribuito al Rorschach ha precise connotazioni storiche e teoriche, la seconda decisione che ogni clinico deve prendere riguarda quella che ritiene essere la natura del compito, in altre parole ciò che ritiene essere “davvero” il Rorschach. Una strada per l’inconscio, un task percettivo, una situazione capace di dispiegare il mondo rappresentazionale, una tecnica proiettiva, un’osservazione comportamentale, un compito rappresentazionale, una procedura decisionale. Dalla posizione che il clinico prenderà rispetto alla natura del compito, deriverà in modo diretto l’approccio interpretativo che impiegherà nel dare un senso ed una coerenza ai dati ricavati dalla somministrazione del Rorschach.

Dopo aver deciso tutto questo, rimane un passaggio per nulla semplice o scontato. Utilizzarlo nella pratica clinica e arricchirlo con quell’insostituibile ragionamento clinico che deve necessariamente illuminare l’interpretazione di qualsiasi procedura di valutazione della personalità. In questo ultimo passaggio entra in gioco il clinico nella sua soggettività, intesa non come variabile confondente o latrice di bias interpretativi, bensì come sua posizione rispetto alla teoria della mente, del soggetto, della sofferenza e della psicopatologia, che orienterà le interpretazioni dei dati ricavabili dal metodo delle macchie di inchiostro. Il libro che abbiamo scritto si colloca esattamente a questo crocevia, e tenta di descrivere come integriamo: 1) una serie di decisioni rispetto al Rorschach, in linea con la proposta del Comprehensive System di Exner) e, 2) una prospettiva teorico-clinica, psicoanalitica ed evolutiva, interessata a descrivere compiti, sfide e problemi delle persone lungo le fasi del ciclo di vita.

Se molti volumi sull’applicazione clinica del Rorschach ne descrivono i principi di interpretazione approfondendo specifiche problematiche psicopatologiche o particolari contesti di utilizzo del metodo delle macchie di inchiostro, il volume che abbiamo immaginato e realizzato cerca di utilizzare il Rorschach in un modo differente. Abbiamo cercato di descrivere come il Rorschach ci possa aiutare a comprendere i problemi delle persone intese che sfide evolutive che ciascuno deve affrontare avendo a che fare con sè stesso, con gli altri e con il contesto circostante, in ragione della fase della vita che sta attraversando. È un tentativo che affonda le radici nella più antica tradizione Rorschach. Klopfer e colleghi (Klopfer, Ainsworth, Klopfer et al., 1954, 1956) ritenevano il Rorschach capace di predire, sulla base di un limitato campione osservazionale (le risposte fornite), cosa una persona avrebbe fatto in altre circostanze e contesti di vita. Beck (1976) proponeva di estendere quanto avveniva nel Rorschach al comportamento nel contesto di vita, nel mondo sociale, in altre parole in ogni situazione in cui l’adattamento fosse garante della sopravvivenza. Exner (1989) ha posto al centro della sua concettualizzazione del compito Rorschach il ruolo dei processi decisionali.

Il comportamento di una persona nel suo contesto, la sua capacità di fronteggiarne le sfide sopravvivendovi e continuando ad evolvere e a crescere, le decisioni che prende a differenti livelli di consapevolezza. Il tentativo di collegare i dati che emergono dal Rorschach a queste trame psicologiche è il cuore della proposta clinica che presentiamo nel volume “Il Rorschach nel ciclo di vita”. È un approccio che sposa la proposta esperienziale condivisa sia dal Comprehensive System sia dal recente Rorschach Performance Assessment System, e consta del tentativo di comprendere e rendere esplicita l’esperienza che la persona ha vissuto nell’essere sottoposto al Rorschach. Un approccio che si avvicina molto all’approccio fenomenologico proposto da Schachtel (Cit).

Il volume è organizzato in tre parti. Nella prima, più teorica, il lettore è accompagnato attraverso la conoscenza del Rorschach. Partendo dalla sua evoluzione storica, passando per gli intrecci tra la creazione e l’evoluzione del Comprehensive System da un lato e la prospettiva psicoanalitica dall’altro, e terminando con il suo inquadramento all’interno di un proposta metodologica di consultazione psicodiagnostica.

La seconda parte, tecnica, affronta alcuni temi purtroppo talvolta tralasciati nei corsi di formazione e nei training sul Rorschach, tra cui: 1) quali possono essere le “giuste” domande da formulare al metodo delle macchie di inchiostro, che dati clinici possano essere ricavabili dalla applicazione delle procedure standard rispetto alla somministrazione ed alla siglatura, come osservare clinicamente ciò che accade nel qui ed ora di una somministrazione Rorschach, quale approccio clinico all’interpretazione debba orientare il ragionamento clinico ed infine come restituire un Rorschach; 2) come arricchire l’interpretazione delle variabili strutturali del Comprehensive System con considerazioni evolutive e con approfondimenti dinamici; 3) quanto possano contribuire alla comprensione della persona una analisi accurata ed empiricamente solida dei contenuti delle risposte, una interpretazione dei comportamenti interpersonali avvenuti durante la somministrazione ed infine una attenta analisi della sequenza delle risposte. La terza ed ultima parte riguarda la clinica. Propone, per ciascuna fase del ciclo di vita presa in considerazione (preadolescenza, adolescenza, giovane adultità, adultità ed età anziana) una breve sintesi della letteratura sul Rorschach inerente a ciascuna fase evolutiva, una proposta degli approfondimenti utili al fine di collegare i dati emersi dal Rorschach ai compiti di sviluppo che si ipotizza muovano scelte, vitalizzino mondi interni e diano forma a sofferenze e fatiche delle persone, ed infine presenta per ciascuna fase un caso clinico esemplificativo.

Abbiamo deciso in questo volume di concentrarci sul Comprehensive System, ma la prospettiva clinica proposta è ampiamente applicabile al R-PAS o a qualsiasi altro sistema di utilizzo del Rorschach che abbia una solida base empirica e di ricerca. Nella clinica, tanto nel Rorschach quando nella psicoterapia, l’integrazione deve necessariamente prevalere sulle singole proposte, e pertanto non si possono dimenticare né i contributi dei maestri del passato né le sollecitazioni della ricerca presente. Come ha ben testimoniato Kleiger (2015) nell’immaginare di scrivere una lettera aperta per parlare con Hermann Rorschach sua eredità, egli ha creato “qualcosa in movimento, che tuttora si muove. E non si acquieterà” (p. 235). I “pro-pro-nipot”i rorschachisti devono essere pronti e disposti ad accompagnare il metodo delle macchie di inchiostro nei prossimi cent’anni di storia della psicodiagnostica e della psicoanalisi.

Bibliografia

Beck, S.J. (1976), The Rorschach Test Exemplified in Classics of Drama and Fiction. Stratton Intercontinental Medical Book Corporation, New York.
Exner, J.E. (1989), “Searching for projection in the Rorschach”. In Journal of Personality Assessment, 53, 3, pp. 520-536.
Exner, J.E. (2003), The Rorschach: A Comprehensive System, vol. 1: Basic Foundation and Principle of Interpretation, 4th ed. John Wiley & Sons, New York
Exner, J.E., Erdberg, P. (2005), The Rorschach: A Comprehensive System, vol. 2: Advanced Interpretation, 3rd ed. John Wiley & Sons, New York.
Kleiger, J.H. (2015), “An open letter to Hermann Rorschach: What has become of your experiment?”. In Rorschachiana, 36, 2, pp. 221-24
Klopfer, B., Ainsworth, M.D., Klopfer, W.G., Holt, R.R. (1954), Developments in the Rorschach Technique, vol. 1. Harcourt, New York.
Klopfer, B., Ainsworth, M.D., Klopfer, W.G., Holt, R.R. (1956), Developments in the Rorschach Technique, vol. 2: Fields of application. George G. Harrap & Co. Ltd., London.
Schachtel, E.G. (1966), Experiential Foundations of Rorschach’s Test. Basic Books, New York.