Non giudicare il libro dalla copertina (o dal numero di pagine, o dall'editore, o dall'autore)

Titolo del libro: Nella stanza dei sogni: un analista e i suoi pazienti

Autore: Pietro Roberto Goisis

Anno di pubblicazione: 2021

EditoreEnrico Damiani Editore

Pagine: 368

Recensione a cura di: Silvia Valadè

Cosa leggiamo?

Allora credo che scrivere, per un medico come per chiunque altro, voglia dire prendere la misura di ciò che non ci si ricorda, di ciò che non si tiene a mente. Scrivere vuol dire tentare di tappare i buchi del reale sfuggente con pezzetti di spago, fare nodi in veli trasparenti sapendo che altrove si strapperanno. Scrivere è qualcosa che si fa contro la memoria e non con essa. Scrivere è misurare la perdita.” Martin Winkler, La malattia di Sachs, 1999.

La psicoanalisi dal suo nascere ha influenzato il nostro modo di pensare travolgendo il quotidiano e conquistandosi un posto particolare sia per gli addetti ai lavori sia per l’uomo della strada.
Si è infilata negli studi, nelle università, negli ospedali, nelle ASL ed anche nel parlar comune, diventando da un lato famigliare dall’altro rimanendo sempre avvolta dal mistero.
Chissà cosa succederà davvero dietro quelle porte chiuse?
Nella stanza dei sogni è un viaggio particolare che grazie all’artifizio narrativo dell’utilizzo di una visione bifocale ci permette di sbirciare attraverso gli occhi del paziente e poco dopo o subito prima attraverso quelli del terapeuta all’interno delle stanze di terapia.
La narrazione è veloce e fresca, le pagine scorrono con semplicità accompagnati dalla consapevolezza che questa semplicità sia il frutto di un lavoro pensato e curato per rendere comprensibile modi di sentire e di funzionare davvero diversi tra loro.
Per esplicitare il complesso meccanismo del pensiero che a volte intrappola in angoli oscuri, altre ci permette di concentrarsi solo su aspetti particolari o ci toglie il fiato nell’incapacità di poter spegnere la routine vorticosa dei pensieri che schiacciano e appesantiscano senza sosta.
La stanza dei sogni è anche il luogo in cui di sogni si parlerà, alcuni di essi verranno infranti ed altri forse si realizzeranno, ma è per prima cosa una stanza.
Uno spazio, un luogo. Con un odore, colori, scelte architettoniche definite, dettagli mostrati a sufficienza per creare un ambiente non causale, non neutro, un ambiente che accolga l’incontro tra due persone che transiteranno nella stanza. Chi in modo permanente chi in modo temporalmente definito.
Siamo molto lontani da quell’immagine della psicoanalisi come asettico incontro, quasi distante interlocuzione tra parte sofferente e parte curante.
La stanza che è un contenitore così come alcune terapie riescono ad essere.
La sala d’attesa che racchiude le speranze e anche le angosce, quella camera di decompressione che è il preludio alla terapia stessa, una sorta di consultazione con quattro mura.
La stanza d’analisi con la sua ripetitività tranquillizzante che ci culla così come i gesti dei genitori che diventano la base sicura per i bambini; la terapia vera e propria.
La porta sulla quale si viene salutati e lasciati andare, la fine della terapia.
Ma…
Perché uno psicoanalista scrive? per chi scrive? cosa scrive? in che modo può farlo? in che modo deve farlo?
La pratica clinica insegna come le parole possano organizzare i pensieri gli scambi fluttuano nelle nostre menti e in quelle dei pazienti e si concretizzano in frasi, in sguardi. Nella condivisione di un momento particolare anche detto momento presente.
Qualcuno una volta le chiamò danze terapeutiche.
Fuori da quella stanza quelle stesse parole prendono forma scritta: per dovere, per piacere, talvolta per necessità.
Il dovere di lasciare una traccia del lavoro fatto che permette poi di riperderlo.
Il piacere di dare forma scritta alle fatiche congiunte prodotte, abbozzate o solo fantasticate in questo complesso dialogo.
La necessità nata dal far ordine e pulizia delle parti che vengono depositate a volte frammentate a volte ipercomplesse, parole abbozzate tra quello che iniziamo a capire e quello che possiamo comunicare.

Tre parole che rimangono

Terapeuta: nelle pagine di questo libro abbiamo la fortuna di leggere di avere accesso alla mente del terapeuta che esplicita in modo generoso pensieri perplessità errori sentimenti vari ed eventuali errori sbavature. Troviamo tutto. Nero su bianco in modo rassicurante e accogliente.

Paziente: nelle stesse pagine s’intrecciano anche i desideri, le paure, le aspettative, le piccole o grandi distorsioni messe in atto dalla mente di chi si avvicina alla stanza di cura, per poco per tanto fisicamente o in forme alternative portando via da essa quello che potrà più di quello che vorrà.

Cura: una parola breve semplice che racchiude significati differenti: La cura come possibilità di stare meglio che è uno degli obbiettivi della relazione stessa, cura intesa come l’aver cura che è parte della relazione terapeutica. Accurato anche il testo dove questo complesso processo viene narrato attingendo dalla profonda competenza di chi scrive che attraversa lo spettro emotivo accompagnando i suoi pazienti permettendoci di fantasticare su come possa davvero essere il protagonista all’interno di quella stanza.

Non ci resta che...

Affidarci alla quarta di copertina: “Perché questa psicoanalisi una volta che l’hai incontrata ti resta dentro per sempre, tanto che le parole escono dalla stanza e si depositano da qualche parte nei tuoi pensieri. È qualcuno con cui parlare ogni volta che vuoi”

Questo libro è per chi pratica questo ambiente un modo per confrontarsi, per sbirciare nella stanza di uno psicoanalista, per alcuni di un collega, per altri di un supervisore, di un professore e per chi nella vita fa tutt’altro rappresenta la possibilità di entrare brevemente nella stanza e fantasticare come potrebbe essere entrarci di persona.

Questo articolo è stato reso possibile grazie al prezioso contributo della “Libreria Linea d’ombra” di Milano, che combatte ogni giorno per portare un po’ di cultura in questo mondo.