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Lunedì per leggere
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L'arte di legare le persone_IN EVIDENZA

Non giudicare il libro dalla copertina (o dal numero di pagine, o dall'editore, o dall'autore)

Titolo del libro: L’arte di legare le persone

Autore: Paolo Milone

Anno di pubblicazione: 2021

Editore: Einaudi

Pagine: 200

Cosa leggiamo?

«Avendo fuggito ogni altro lavoro per paura,
mi ritrovo a fare il lavoro che fa più paura a tutti».

 

Paolo Milone di professione è uno psichiatra; nato a Genova nel 1954 ha lavorato in un Centro Salute Mentale e poi in un reparto ospedaliero di Psichiatria d’urgenza. Questo è il suo esordio letterario. Leggendo, il pensiero corre a Mario Tobino e le sue donne di Maragliano. Non sono in molti, infatti, ai confini di questa professione a sapere cosa avveniva (ed avviene) dietro quel sistema di porte chiuse e che chiuse devono rimanere. Un’istituzione, quella del reparto di psichiatria, che si chiude in sé stessa nonostante la rivoluzione basagliana.Si parla di psichiatria, attraverso gli occhi dell’autore che ha le chiavi (quando non le perde, non le dimentica o non se le fa rubare) per oltrepassare quelle porte. Non tutti hanno avuto la possibilità, la voglia e anche il coraggio di fare un’esperienza di questo tipo. Milone ci regala un diario di pensieri composti e scomposti che attraversano la sua storia di psichiatra di reparto: Reparto 77.

«Si riesce a lavorare in Psichiatria solo se ci si diverte. Io mi sono divertito per anni. Non tutti gli anni: non i primi – troppe illusioni; non gli ultimi – troppi moduli; non quelli di mezzo – troppo mestiere».

Le voci narranti si alternano: l’operatore, il curante, l’uomo, il marito e il collega.
L’intreccio di trame che entrano ed escono dallo psichiatra, mostrandolo con e senza camice, chiuso nel reparto alle prese con le gerarchie politiche e istituzionali, con le incombenze del matrimonio con i dilemmi diagnostici e con le fantasie controtransferali.

“Quante volte parliamo dei medici come di eroi, martiri, vittime… In verità, fuor di retorica, uomini e donne esposti al male. Appassionati e fragili, fallibili, mortali».

Più voci dentro di lui, più voci fuori da lui, che si aggravano e si perdono, che cronicizzano o che si riassestano. In quanto parte del sistema di cura Milone descrive con naturalezza le pratiche dei reparti, come quella del contenimento, che passa attraverso la parola ma attraverso manovre fisiche talvolta violente. I racconti sono intervallati da descrizioni diagnostiche fruibili per tutti e frasi lapidarie e che illuminano.

Tre parole che rimangono

TSO: Il trattamento sanitario obbligatorio è un trattamento di natura sanitaria, applicato in Italia, in cui una persona viene sottoposta a cure mediche a prescindere dalla sua volontà; esso è regolamentato dall’articolo 33 della legge n. 833 del 23 dicembre 1978 «Norme per gli accertamenti ed i trattamenti sanitari volontari e obbligatori», in sostituzione della precedente legge n. 180 del 13 maggio dello stesso anno (la cosiddetta Legge Basaglia). Risulta frequentemente attuato in ambito psichiatrico, qualora un soggetto affetto da malattia mentale, anche se in presenza di alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, rifiuti il trattamento (solitamente per mancanza di consapevolezza di malattia). Il trattamento sanitario obbligatorio implica nella sua attuazione complessi risvolti giuridici, e quando si applica in psichiatria anche possibili conseguenze psicologiche e fisiche. Oltre che in psichiatria, il TSO può essere attuato in alcuni particolari contesti legati alla prevenzione delle malattie infettive e veneree o alle malattie professionali. Il concetto di T.S.O. psichiatrico basato su valutazioni di gravità clinica e di urgenza e, quindi, inteso come una procedura esclusivamente finalizzata alla tutela della salute e della sicurezza del paziente, ha sostituito la precedente normativa del 1904 riguardante il “ricovero coatto” (legge n. 36/1904) basato sul concetto di “pericolosità per sé e per gli altri e/o pubblico scandalo”, concetto maggiormente orientato verso la difesa sociale.
Anche descritto da Milone come un’avventura tra i vicoli di Genova, in stretta alleanza con un nerboruto infermiere salendo nei pertugi di vecchie abitazioni e facendosi fregare dalla follia di chi dubita di poter stare meglio in un altrove che non sia la propria casa.

Contenimento: La contenzione meccanica in psichiatria è una procedura che utilizza mezzi fisici (lacci, catene, camicie di forza) e chimici (terapia del sonno, farmaci) per limitare i movimenti dell’individuo. Questi mezzi si contrappongono al contenimento psicologico relazionale o emotivo.
Nelle parole di Milone la procedura tecnicamente appena descritta si risignifica declinata rispetto alle esigenze e soprattutto alle patologie degli abitanti del reparto. Contenimento che è fisico, emotivo e anche mentale, il bisogno profondo di bloccare simbolicamente e non solo il corpo per non permettere alla mente di prendere il sopravvento.

Parole: “Giulia esci subito da quella stanza, sono due ore che parli da sola con Lucrezia. Me ne sono accorto tardi: il latte bollente sta già straripando dal pentolino. Tu sei una giovane psicologa tirocinante, non puoi parlare per due ore con una psicotica. Con lei per due ore, puoi giocare a carte, a palla, fare giardinaggio, passeggiare, guardare la tv, ma non parlare. Dopo un’ora si diventa matti, guardati sembri drogata. Ora ti vai a lavare la faccia, telefoni ad un’amica ed esci a prendere un po’ d’aria.
Non farlo più. E guarda quella stronza di Lucrezia che sorrisino furbo che ha”.

Non ci resta che...

“Passiamo il tempo a parlar con persone che non capiscono quello che dici. Ci si abitua a parlare in modo frugale, preciso, a tagliare i discorsi complicati. Uno psichiatra sta tutto il tempo a pensare, ‘e adesso cosa dico?’. C’è un continuo lavoro sulla parola. Io, tra l’altro, scrivevo con la penna: i pc sono arrivati quando sono andato in pensione”.

Questo articolo è stato reso possibile grazie al prezioso contributo della libreria “Le notti bianche” di Vigevano, che combatte ogni giorno per portare un po’ di cultura in questo mondo.