Non giudicare il libro dalla copertina (o dal numero di pagine, o dall'editore, o dall'autore)

Titolo del libro: Yoshe Kalb

Autore:Israel Joshua Singer, Biłgoraj, 30 novembre 1893

Anno di pubblicazione: Il libro apparve dapprima in puntate sul Jewish Daily Forward nel 1932.Nello stesso anno l’opera venne pubblicata in volume a Varsavia e nel 1933 tradotta in inglese e pubblicata da Schocken col titolo The Sinners. Nell’edizione del 1965 di Harper & Row è apparsa anche un’introduzione di Isaac Bashevis Singer, che racconta il processo creativo che ha portato il fratello a scrivere il romanzo.

EditoreBiblioteca Adelphi

Pagine: 281

Recensione a cura di: Silvia Valadè

Cosa leggiamo?

Chi sei ? non lo so’

Yoshe Kalb (dallo yiddish יאָשע קאַלב, trad. Yoshe il Tonto) entra nella grande tradizione della letteratura ebraica del ritorno.
Essa nasce da una matrice religiosa: quado qualcuno sparisce, chi resta “indietro” moglie o marito che sia rimane intrappolato in una limbo, rimane sospeso.
Sino alla dichiarazione della morte del congiunto ( processo estremamente complicato che passa attraverso procedure e certificazioni ad hoc) aprendo la strada a diverse questioni di ordine religioso ma anche sociale ed in un certo senso etico.
L’impatto sulla società civile è rilevante, basti pensare ad un esempio tra tutti; dopo la Shoà sono state migliaia e migliaia le coppie  rimaste senza una certificata morte di uno dei due partner ed infatti ogni comunità rabbinica ha affrontato il problema  concertando una sorta di amnistia  generale che permettesse ai “sospesi” di risposarsi .
La dimensione affrontata nella narrazione che ci si accinge a descrivere contiene tre dimensioni : chi rimane indietro, chi và ed il suo ritorno.
Il testo può anche essere suddiviso in due parti: la prima nella quale il rabbino, i suoi seguaci, la società ebraica della corte sostengono l’uomo alla ricerca di un’identità propria che può essere definita solo da sé stesso e dalle proprie decisioni oltre che immancabilmente anche attraverso lo studio della Torah.
La seconda nella quale un uomo senza passato, sconosciuto a tutti e chiuso in sé stesso finisce per essere definito dal suo contesto a prescindere dalla sua propria verità.
La società che, quindi, attraverso le sue proiezioni sull’individuo finisce per strutturarne un’identità che per fino al termine del libro non sarà completamente disambiguata.
L’identità non come costrutto che ci definisce e struttura ma come identità fluida .
Ambientato nel diciannovesimo secolo nella galizia austriaca il racconto è un grande affresco delle comunità dei chassidim di quell’epoca.
Un mondo percorso da lotte intestine per il potere, un universo brulicante di mendicanti macilenti e ricchi aristocratici, credenze integraliste, superstizioni e ossessivi rituali descritti con implacabile razionalità. Le donne costituiscono l’elemento sovvertitore; la loro ribellione svela agli uomini la realtà del loro essere, accrescendone il senso di sperdimento e confusione. Ispirato a una leggenda popolare polacca che turbò profondamente la società ebraica di quel periodo  questa è anche è la storia di un uomo diviso tra una profonda tensione spirituale, una morbosa passione erotica e costantemente in fuga da sé stesso.
Il sensibile, delicato Nahum, genero dell’onnipotente Rabbi Melech ed esperto di Qabbalah, tornato pressoché irriconoscibile a Nyesheve dopo quindici anni di un misterioso errare/ il più miserabile e deriso dei mendicanti di Bialogura, Yoshe il tonto, che per placare una spaventosa epidemia è stato unito in matrimonio a Zivyah, la figlia idiota dello scaccino /Un asceta, un santo, degno di succedere al­l’or­mai anziano rabbino di Nyesheve e di guidare i chassidim, o un peccatore, uno falso/.
Come spesso accade la parte più interessante è il percorso più che la risoluzione in un testo destinato a rimanere insaturo.
Quello che leggiamo non è un risultato stabile  e si fa largo in noi la consapevolezza che sia il processo quello che stiamo osservando senza avere certezza di come andrà a finire.
Yoshe Kalb è prima di tutto una storia d’amore e desiderio: il protagonista Nahum non riesce ad integrare le pulsioni per la giovane suocera Malka ed il credo religioso che ha ispirato la sua educazione e la sua vita fino a quel momento. La modernità, la sensualità e la passionalità di Malka sono elementi di rottura che non solo mandano in pezzi la personalità di Nahum trasformandolo in un uomo senza identità, ma frantumano anche la comunità tradizionale ortodossa della quale i protagonisti fanno parte. Oltre a ciò sullo sfondo, e forse nemmeno troppo, si delinea il tema dello sradicamento in cui nella costante ricerca di noi stessi appoggiandoci a credenze granitiche o fuggendo reinventandoci, il richiamo delle origini come quello delle sirene per Ulisse finisce per essere irresistibile, ponendoci costantemente di fronte alla necessità di una continua ricoperta della definizione della nostra identità interna ed esterna.
Come Pirandello nel Fu Mattia Pascal, Singer racconta la storia di una doppia identità che conduce alla trasformazione  con un finale aperto e consentitemi ebraico…

Tre parole che rimangono

Andare: Chi và,  Nahum, l’uomo alla ricerca di un’identità poiché quella precedente non è più possibile sconvolta dall’ apparente impossibile integrazione  tra aspetti mistici e pulsionali.

Rimanere: Chi rimane indietro la moglie, Sorele  bloccata nella sua posizione sociale ed evolutiva e sospesa nel dubbio sulla sorte del marito; intrappolata in un ruolo quello di moglie a metà: non vedova non divorziata,sospesa.

Ritornare: Il ritorno, Nahum ritorna alla famiglia originaria irriconoscibile ma comunque ancora lui. Lasciando tutti nel dubbio fino alla fine.

Non ci resta che...

Spostarci dalla visione microanalitica della narrazione sembra necessario  per cogliere il senso della meta comunicazione del racconto.
Tutto quello che non chiudiamo, che lasciamo sospeso siano essi pensieri, lavori, relazioni, identità, storie, amicizie qualunque sia il motivo che ci ha portato a lasciarle in questo stato tornano e ritornano nel farsi delle nostre proprie narrazioni di vita alla ricerca incessante e spasmodica di essere integrate da noi e da chi abbiamo intorno.

Questo articolo è stato reso possibile grazie al prezioso contributo della libreria “Le notti bianche” di Vigevano, che combatte ogni giorno per portare un po’ di cultura in questo mondo.