PRENDERSI CURA DI CHI PRENDE CURA… quali modalità? Spunti operativi per psicologi e operatori sanitari

In questi giorni in cui l’attenzione e il lavoro di milioni di persone sono rivolti al contrasto del virus COVID-19, molti operatori sanitari (medici, paramedici, psicoterapeuti e altre figure) devono far fronte ai bisogni psicofisici di un numero davvero elevato di persone.

Le pressioni psicologiche, le emozioni e i ritmi a cui gli operatori sono sottoposti sono notevoli e potenzialmente interferenti con il benessere, le abilità e le risorse individuali.

Medici, infermieri e psicologi possono trovarsi al centro di una crisi complessa: nell’attuale emergenza
sanitaria sono presenti numerose incognite, minacce alla salute delle persone, impossibilità di prevedere il futuro più prossimo.

L’operatore è chiamato ad aiutare i pazienti e, al contempo, a gestire emozioni e pensieri propri e altrui, in una situazione di stress generale che colpisce non solo il paziente, ma anche l’operatore stesso. A tal proposito, la famiglia dell’operatore che “si prende cura” condivide con lui le paure del momento e le necessità di accudimento.

Potrebbe, allora, essere importante focalizzare l’attenzione  sui piani di azione che l’operatore può stendere per favorire la propria pratica. Essi devono contemplare soluzioni operative per la gestione della quotidianità, l’implementazione di strategie per “raggiungere a distanza” i pazienti e momenti di riflessioni sul proprio vissuto emotivo, anche se – e soprattutto perché – si viene chiamati ad intervenire sulle problematiche altrui durante la giornata lavorativa.

Essere chiamati in prima linea a prendersi cura dell’altro deve comunque permettere allo psicologo e a tutti gli operatori sanitari di essere tolleranti e comprensivi circa i propri stati d’animo, la propria sensazione di incertezza e di potenziale rabbia, il sentire che “non c’è via d’uscita”.  Parlare di questi vissuti a colleghi e famigliari può essere, come per i pazienti, un primo passo per sentire che le emozioni non rimangono “imbottigliate” dentro l’operatore.

Strategie di coping come dormire adeguatamente, muoversi in casa (seguendo lezioni di fitness online, svolgendo esercizi a corpo libero mediante una delle numerose app scaricabili gratuitamente sul cellulare), mangiare “sano” e rimanere in contatto con la propria rete di relazioni (tramite videochiamate, messaggi o altro) diventano fattori di resilienza in un momento di forte richiesta di energie, capacità e di stress da gestire.

 

 

 

Le sfide quotidiane di psicologi e operatori sanitari sono costose in termini psicologici, ad esempio per “l’effetto rollercoaster” che provocano: essere in prima linea con i pazienti può essere fonte di forti spinte emotive che, se si seguono senza sosta, possono rendere difficile all’operatore “scendere dalle montagne russe” e percepire il senso di sicurezza e pace che può venire dal riposo, anche se di breve durata. Il consiglio è proprio quello di prevedere, tra un paziente e l’altro o dopo un certo tempo di lavoro, delle pause in cui potersi rilassare, coltivare lo svago, dedicarsi agli affetti.

Da ultimo, è utile ricordare che il lavoro clinico può elicitare delle reazioni forti da parte dell’operatore, che può sentire di essere in una fase sovraccarico o burnout emotivo, sempre nell’intento di essere d’aiuto ai pazienti. Anche le realtà personali e familiari del clinico possono aver bisogno di aiuto e, nell’insieme, le sfide quotidiane essere soverchianti, eccessive.
Fare un passo indietro, ricordare a se stessi – e, se utile, anche ai colleghi – i propri limiti personali può essere un piccolo passo per fronteggiare meglio le sfide che l’attuale emergenza sanitaria pone di fronte non solo ai pazienti ma anche agli operatori.
In questo senso, le strategie suggerite possono essere utili a pazienti e ai clinici, in questo momento come non mai uniti dal bisogno di trovare delle modalità di auto-aiuto che possano supportarli nella quotidianità lavorativa e familiare.

Contributo del Dott. Mirco Bellotti

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